ISSN 2724-0711

Ergastolo ostativo e liberazione condizionale: La Corte costituzionale decide di non decidere

Bartolomeo Romano - Ordinario di Diritto penale nell’Università di Palermo. Ex componente del CSM.
15/04/2021
Corte Cost., 15 aprile 2021 - Comunicato stampa
SCARICA L'ARTICOLO IN PDF

Corte Cost., 15 aprile 2021 – Comunicato stampa

Non è bastato alla Corte costituzionale l’esperienza (negativa) legata al c.d. caso Cappato, quando la Corte aveva sospeso il giudizio per un anno in attesa di un intervento legislativo poi non arrivato.

Ora è la volta dell’ergastolo ostativo. Come emerge dal comunicato stampa, la Corte costituzionale, riunita ieri in camera di consiglio, ha esaminato le questioni di legittimità sollevate dalla Corte di cassazione sul regime applicabile ai condannati alla pena dell’ergastolo per reati di mafia e di contesto mafioso che non abbiano collaborato con la giustizia e che chiedano l’accesso alla liberazione condizionale. Non abbiamo ancora le motivazioni ufficiali che verranno rese con una ordinanza che verrà depositata nelle prossime settimane. Ma l’Ufficio stampa della Corte fa appunto sapere che la Corte ha anzitutto rilevato che la vigente disciplina del cosiddetto ergastolo ostativo preclude in modo assoluto, a chi non abbia utilmente collaborato con la giustizia, la possibilità di accedere al procedimento per chiedere la liberazione condizionale, anche quando il suo ravvedimento risulti sicuro. E che la Corte ha conseguentemente osservato che tale disciplina ostativa, facendo della collaborazione l’unico modo per il condannato di recuperare la libertà, è in contrasto con gli articoli 3 e 27 della Costituzione e con l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Dunque, è incostituzionale.

Ci si sarebbe dovuti aspettare, pertanto, una decisione lineare ed immediata. Ed invece, pare che la prudente Corte abbia osservato come l’accoglimento immediato delle questioni «rischierebbe di inserirsi in modo inadeguato nell’attuale sistema di contrasto alla criminalità organizzata». Pertanto, la Corte ha stabilito di rinviare la trattazione delle questioni a maggio 2022, «per consentire al legislatore gli interventi che tengano conto sia della peculiare natura dei reati connessi alla criminalità organizzata di stampo mafioso, e delle relative regole penitenziarie, sia della necessità di preservare il valore della collaborazione con la giustizia in questi casi».

Dunque, ancora per un anno, se il legislatore non farà (come presumibile…) nulla, il nostro ordinamento manterrà integra una disposizione incostituzionale, che verrà invece applicata. Con il beneplacito della Corte che avrebbe dovuto vigilare sulla sua incostituzionalità.

Tutto, nel nostro amato Paese, fuorché decidere. Soprattutto in materie “scottanti” e nelle quali, ad applicare la Costituzione, si rischia di essere etichettati come garantisti o, peggio, fiancheggiatori.

SCARICA L'ARTICOLO IN PDF