ISSN 2724-0711

Ricordo del Prof. Alfonso Maria Stile

Sergio Moccia - Professore emerito di Diritto penale - Università di Napoli Federico II
07/04/2021
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Ho avuto la fortuna di incontrare Alfonso Stile non appena mi ero laureato: Egli faceva parte della Commissione per una borsa di studio che volle fermamente mi fosse assegnata. La Sua presenza è stata per me la buona stella che ha accompagnato il mio percorso accademico, come testimonia, tra tanto altro, la Sua partecipazione alla Commissione del concorso a professore straordinario che, sicuramente anche grazie alla Sua benevolenza, vinsi. Ma durante tutto il tempo della mia attività ho avuto il privilegio di averlo sempre accanto. Ed ho potuto apprezzarne la generosità, la disponibilità, la signorilità, il consiglio sempre prezioso e non solo per le cose della scienza. Egli era sempre pronto a valorizzare iniziative, studi, relazioni accademiche, senza pregiudizi di ’scuola’ o ‘provincialismi di sede’. Aperto al confronto e pronto a valorizzare il merito, Alfonso Stile oltre ad un Conlega Maior era per me un caro amico con il quale condividevo anche la passione per l’arte, di cui avevamo modo di parlare specialmente durante i tanti viaggi che ho avuto la fortuna di fare insieme a Lui.

Alfonso Stile si laureò a pieni voti a Napoli nel 1963, perfezionando i suoi studi in Germania presso il Max-Planck-Institut für ausländisches und internationales Strafrecht. A Napoli ebbe modo di formarsi in un periodo felicissimo per la nostra materia, dovuto alla presenza in quel momento, oltre che di Enrico Contieri, di cui divenne assistente ordinario nel 1967, in particolare di Dario Santamaria, di Carlo Fiore e di Lello Latagliata, dai cui studi, eccellenti, sulla discrezionalità Alfonso Stile prese le mosse per la Sua fondamentale monografia su “Il giudizio di prevalenza o di equivalenza tra le circostanze” del 1971, in cui ricostruisce secondo modulazioni del tutto originali il concetto di discrezionalità, tracciando le linee giuridiche dell’istituto e, così, delimitando il possibile arbitrio del giudice penale. Tema felicemente ripreso anche in seguito.

Altro contributo monografico è stato “Omissione rifiuto e ritardo in atti di ufficio” del 1974; lo studio si segnala per aver fornito un apporto notevole alla dommatica del reato omissivo proprio, oltre che ad orientare ai principi costituzionali l’interpretazione di una figura di reato, non a caso ritenuta vaga e generica: questa interpretazione innovativa fu fatta propria, seppur a distanza di anni, dalle Sezioni Unite della Cassazione.

Ma, a parte un’ampia, rimarchevole produzione minore, va ricordata la Sua attività di curatore attento di tantissime opere collettanee di sicuro pregio che, sovente, rappresentano l’esito degli incontri dei professori di diritto penale, ma anche di magistrati ed avvocati, tenutisi presso il mitico Istituto Superiore Internazionale di Scienze Criminali di cui Alfonso Stile sin dal 1976 è stato illuminato Preside. Questi memorabili convegni avevano ad oggetto le tematiche emergenti nel dibattito penalistico e coinvolgevano accanto ai giuristi più autorevoli, non solo italiani, pure gli studiosi più giovani, a cui Egli ha sempre saputo guardare, offrendo loro l’opportunità di una palestra formativa impareggiabile.

Alfonso Stile ha conseguito la libera docenza nel 1968 per meriti speciali. E’ stato Professore incaricato di Diritto penale presso l’Università di Urbino dall’anno accademico 1969-1970 e poi Straordinario dall’1.11.1975, conseguendo l’ordinariato dopo il triennio. Nel 1982 è stato chiamato alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Napoli “Federico II” per l’insegnamento di Istituzioni di diritto penale, per poi, dal 1992 al 2011, ricoprire la Cattedra di Diritto penale presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma “La Sapienza”, ove è stato nominato Emerito nel 2013.

Va posto nel debito risalto anche il Suo felice, proficuo magistero: Egli ha dato vita ad un’illustre Scuola già a partire dagli anni giovanili, formata da eccellenti giuspenalisti – e per me in molti casi anche da amici carissimi –; l’elenco sarebbe troppo lungo in questa sede: dunque, per tutti, menziono il primo allievo, Vittorio de Francesco, ed i suoi geniali contributi.

Alfonso Stile ha avuto ampi riconoscimenti di stima anche a livello internazionale: non vi era Paese di cultura affine alla nostra ove Egli non riscuotesse tra i colleghi ammirazione e simpatia. E ciò è testimoniato dal fatto che, oltre ad essere per molti anni, dal 1990 al 2015, Presidente della sezione italiana dell’Association Internationale de Droit Pénal, della medesima Associazione è stato apprezzato Vicepresidente dal1994 al 2019.

Vorrei segnalare anche la Presidenza del Comitato scientifico della meritoria Associazione Silvia Sandano, che, anche grazie all’impegno di Alfonso Stile, nel corso del tempo si è andata imponendo all’attenzione della comunità internazionale degli studiosi per aver conferito il suo Premio, molto ambito, ad alcuni dei più prestigiosi giuspenalisti. E il conferimento è avvenuto sempre all’interno di Convegni di studio di altissimo profilo per la partecipazione di esponenti tra i più illustri della dottrina penalistica italiana e straniera.

Va segnalata, infine, anche la Sua eccellente attività di difensore competente, appassionato, apprezzato, che lo ha visto stimato protagonista nei più significativi processi italiani sin dagli anni Settanta. Dunque, una figura esemplare anche di avvocato: signorile, efficace e vincente.

Ci mancherai Alfonso carissimo, ci mancherà di Te il sorriso, la generosità, la saggezza, l’onestà, l’equilibrio e tanto altro e, per me, in particolare, anche la Tua preziosa, antica amicizia.

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